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mercoledì 17 gennaio 2018

riflessione: le unghie di gel

Confesso: soffro di onicofagia.
Nel senso che mi mangio le unghie.

Lo faccio da quando ho memoria, è uno dei tanti comportamenti autolesionistici che assumo quando sono stressata, insieme alla tricotillomania e alla visione compulsiva di Troppo Belli.




E' che alle volte ho bisogno di farmi del male.
Se avessi le palle, me le prenderei a martellate, ma essendone sprovvista devo in qualche modo compensare.
Per un brevissimo periodo della mia vita, sono riuscita a non automutilarmi le unghie, ma la situazione è drasticamente peggiorata da un anno a questa parte, tanto da far somigliare le mie falangette ai gommini delle matite.
Facendo un lavoro per il quale ho bisogno di avere le mani in ordine (a nessuno piace essere mandato a fanculo da un dito medio sprovvisto di apposita unghia smaltata) e avendo ormai raggiunto l'indipendenza economica (non è vero, non l'ho raggiunta. Però posso levarmi qualche sfizio senza sentirmi particolarmente in colpa); qualche settimana fa ho deciso di ricorrere alle più moderne tecniche dell'estetica per installarmi delle protesi in plastica su quel che resta delle mie unghie.
Mi sono fatta fare la ricostruzione, in pratica.



Oltre ad aver perso l'orientamento su qualsiasi tipo di tastiera, ho anche acquisito la stessa scioltezza e manualità di Edward Mani Di Forbice alle prese col piatto di pisellini primavera findus.



Tuttavia, come spesso accade, queste situazioni apparentemente normali suscitano in me una serie di riflessioni e domande alle quali non riesco a trovare una risposta univoca.

Stando all'onicotecnica che ha realizzato il miracolo, quella che ho fatto è stata una "ricostruzione con colata di gel".

GEL.

E' questa la parola chiave.

Ora, io non so voi, ma per me il gel è na cosa morbida, gommosa, sploff sploff.
La gelatina è sploff; il gel per i capelli è sploff; la gelatina della simmenthal è sploff.

Mo, perché il gel per le unghie è duro come il cemento armato? Perché non è sploff??

E' una cosa che il mio cervello non riesce a processare, non me ne faccio una ragione.

Io ero tutta felice perché pensavo che tipo mi avrebbero installato queste unghie gommose, resistenti a ogni urto e anche utilissime come antistress portatili.
Invece no, c'ho gli artigli di Wolverine.
Non riesco manco più a suonare l'ukulele.

Però tiro dei vaffanculi raffinatissimi e perfettamente smaltati.

domenica 10 maggio 2015

Post pesantone, tantoppèr


Devo ricordarmi di non guardare mai più film horror e soprattutto di evitare le doppiette. Ieri ho visto The Conjuring, oggi Annabelle e ora sono avvolta in una crisalide di coperte decisamente troppo calde per una notte di (quasi) metà maggio. 

Non ho sonno e non posso tirar fuori la testa da qua perché so che se lo farò vedrò la faccia orribile di qualche strega/demone/bambola posseduta da Belzebù che mi sorriderà con gli occhi sbarrati e l'aria famelica. Quindi preferisco morire soffocata piuttosto che rischiare di essere uccisa/sbranata/addotta. 

Detto questo, dal momento che dormire non è roba di mo -come si dice qui a Bari- ho deciso di scrivere due cose a caso qua sopra, utilizzando solo i miei pollici opponibili (bel modo di screditare l'unica cosa che mi distingue dal resto della fauna, frutto di millenni di evoluzione) e lo schermo del mio ormai datato iPhone, dal momento che utilizzare il pc è fuori discussione, sempre per la storia dei demoni di prima. 
E niente, riflettevo su un po' di cose e come sempre pensavo alla banalità del tutto, all'inevitabilità del male e al fatto che se avessi la gobba chiamerei questo blog Zibaldone e scriverei eleganti versi colmi di frustrazione e di senso d'inadeguatezza mascherato da altezzosità.
Scrivere così è DAVVERO scomodo e in più l'app di blogger fa schifo e non mi fa scendere in automatico la pagina mentre scrivo. 
Volevo fare le mie tanto procrastinate considerazioni sulla vita e sull'amore, dal momento che ho cambiato idea su alcune cose e volevo quindi ricordare per sempre questo momento, in modo da andare a rileggermelo in un futuro -spero molto anteriore- e desiderare di tornare indietro nel tempo per prendere a testate il muro e scriverci col mio stesso sangue che sono la solita rincoglionita e che ben presto rimpiangerò i bei giorni felici in cui erigevo grandi muraglie emotive che viste dalla Luna formavano l'immagine di un dito medio che percorre l'himalaya. 
Ma ancora quel momento non è arrivato e ho fatto il fioretto di godermi questa cosa senza farmi troppe domande e paranoie, sebbene ciò vada totalmente contro la mia natura di pesantona.

Ho preso atto, in questi mesi, del fatto che non ho mai - e dico mai- avuto il controllo delle mie emozioni, sebbene ci sia stato un periodo in cui ero straconvinta di averne. In realtà, non avevo emozioni da controllare. C'ero io soltanto, in qualità di vacuo involucro nel quale qualcosa si era rotto e giuro che quando è successo, quando quella cosa -qualunque cosa fosse- è andata in frantumi, io l'ho sentita. Ho sentito un tonfo sordo e la voglia di urlare, di vomitare me stessa e quello che ero, di sdraiarmi su un foglio bianco e agitarmi per (de)scrivere quel vuoto che sentivo. Riempire un foglio bianco con del vuoto, senza dare forma alle parole, perché le parole non c'erano più, erano morte con me e con tutto quello che ero convinta di aver avuto. E a un tratto non sentivo più rabbia, né umiliazione, né tristezza. Ero impotente, avevo perso una battaglia impari col tempo e con lo spazio, e proprio tempo e spazio mi avrebbero aiutata a risalire. O almeno così dicevano.
Ci vuole tempo.
Un giorno capirai.
Un giorno ci riderai su.
È solo questione di tempo.
E per un periodo vergognosamente lungo, il tempo l'ho scandito coi singhiozzi isterici, poi con le lacrime silenziose, e infine coi battiti del mio cuore che risuonavano nel vuoto.
Sentivo il peso di ogni minuto, avevo il controllo totale del mio tempo. Sentivo l'avvicendarsi delle stagioni, percepivo ogni cambiamento - anche minimo - di temperatura, colori, odori, rumori e tutte le volte m'illudevo di cambiare un po' anch'io, di essere più forte. Mi ripetevo che ero diversa, che la prossima volta tutto sarebbe stato a mio vantaggio, che il fato avrebbe giocato dalla mia parte, che avrei esercitato il controllo sulle emozioni, mie e degli altri.
Sì, perché i rapporti sono illusori.
Non c'è amicizia, non c'è amore, non c'è famiglia.
Ci sono persone che ti sono utili, persone che non lo sono.
E tu puoi essere o non essere utile, essere o non essere e basta.
Te lo dicono tutti che sei bella, che ti vorranno bene per sempre e che comunque vada non ti dimenticheranno mai, e poi appena l'equilibrio si rompe si fa a gara a chi seppellisce prima l'altro nell'oblio, a chi grida più forte che si sta divertendo di più, che guadagna di più, che vive di più, che scopa di più.
E io ancora mi chiedo come sia possibile crederci sul serio alle promesse fatte in riva al mare, al chiaro di luna, o seduti sui marciapiedi. È sempre stato così, sempre sarà così.
Non ho il controllo di niente perché non ho niente da controllare.
Non c'è niente da controllare.

🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸🌸

Ps: giusto per stemperare questo alone di pesantezza, volevo comunicare ai miei lettori che l'altro giorno ho avuto la possibilità di far revocare la laurea a un mio ex ma non l'ho fatto. Ciò prova che sono magnanima.

Pps: Mimì, il mio cane, è immobile al centro della stanza e fissa un punto in cui apparentemente non c'è nulla.
Ciò prova che casa mia è infestata.

giovedì 20 novembre 2014

io amo Lory Del Santo: recensione di The Lady -ep.1



Il primo passo per superare un problema, si sa, è ammetterlo.
Ammetto di aver sempre avuto problemi nell'ammettere di avere un problema, il che -se ci pensi- è un primo passo. O un embrione di primo passo. Un passettino, un saltino, una piroetta, un qualcosa che mi permette di fluttuare nei pressi di una soluzione.
Il fatto è che ogni volta mi dico "smetto quando voglio", ma poi puntualmente ci ricasco.

Ho cercato aiuto, ci ho provato mille volte, ma il seme del vizio e della dipendenza è talmente radicato in me che ogni mio tentativo si rivela fallimentare, in tempi da record.

Che poi, a dirla tutta, la colpa è della società.

Sì perché se io cerco di uscire dal loop dei video imbeidioti e YouTube puntualmente mi mette tra i "consigliati" le compilation dei cani colpevoli (i miei video preferiti in assoluto),  io divento impotente.

Ma tutti hanno il diritto di sognare una vita migliore, per questo quando per la prima volta mi è giunta notizia di una web-serie firmata Lory Del Santo la prima cosa che ho fatto è stata non pensarci.
Ignora la tentazione.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
O almeno così credevo.

Sì perché con internet le storie d'amore non finiscono mai.

E' come quando lasci qualcuno. Lo elimini dagli amici, lo blocchi, ma puntualmente un tag, una fotografia, un like messo ad un amico in comune tornano come tante spine di cactus a trafiggere il tuo cuoricino che credevi guarito, rigettandoti nel fiume in piena dei ricordi, che tanto meticolosamente avevi arginato con mattoncini fatti di buona volontà, self control e amor proprio uniti da quella magica colla che è il tempo.

Dicevo, internet è un memento continuo. Un perenne post-it di Francesco Sole che ti ricorda chi sei stato e chi probabilmente sei ancora.

E io sono un'amante delle cose senza senso. Un'amante del trash, una collezionista di altrui vergogne, una cacciatrice di casi umani.

Ed è dunque così che, dopo giorni di strenua resistenza, la vostra cara affezionatissima ha ceduto all'ennesima tentazione -complice l'infame cancellazione di tutti gli episodi di Sogni D'Amore- e si è concessa il peccaminoso click.

Siccome il motto di questo blog è "happiness is real only if shared", ho deciso di pubblicare qui delle mini recensioni-analisi che mi permettano di sfoggiare con tracotanza la competenza da (quasi) Dottoressa in Lettere, curriculum Cultura Teatrale, faticosamente acquisita in tr...coff coff...quattr...coff coff, anni di triennale.


THE LADY - l'amore sconosciuto

Episodio 1:


E' chiaro, sin dal primo fotogramma, che la protagonista incontrastata di questa perla del cinema homemade è una donna - come del resto era intuibile dal titolo stesso dell'Opera-, e che questa donna vive il tormento di un animo inquieto che tende a palesarsi quando questa si trova, vestita solo di pizzi e della sua sensuality, su uno dei numerosi balconi di uno a caso dei suoi numerosi palazzi.
Non sappiamo chi sia, cosa faccia (cosa che non sapremo con certezza essenzialmente MAI) o come si chiami. L'episodio inizia e noi veniamo catapultati nel primo dei numerosi flussi di coscienza di The Lady, in un filosofico battesimo di sangue:

"Ho sempre avuto paura di vivere. Ho toccato il confine del dolore, ma ho anche avuto il coraggio di combattere"

Dopo questa ammissione di forza, una serie di scene che, tra marchette a Louis Vuitton, a Chanel e inquadrature a poppe, culo, poppe e ancora culo, ci aiutano a entrare ancora più a fondo nel complesso personaggio di The Lady. 

Durante la lunga ed ostentata scena della vestizione, un primo inquietante dettaglio ci scaraventa crudelmente in quello che è il vero tema della serie: il dramma dell'inquietudine. Infatti, uno specchio cade e si frantuma ai piedi della Lady, senza un apparente motivo, facendola sensualmente trasalire.

Seguono due minuti e passa di scene ridondanti in cui essenzialmente The Lady passa da una camera all'altra vestendosi con gattamortaggine ostentata, facendomi partire in automatico il confronto con me stessa e con il mio modo di affrontare una nuova giornata: la Lady con la borsa Vuitton, io con lo zaino preso a 15 euro da Accessorize; lei con lo Chanel N°5  che si nebulizza sensualmente contorcendosi tra lenzuola di seta, io col Neutro Roberts; lei che si affaccia in lingerie e ammira la skyline di Milano, io che tiro su la tapparella della mia finestra e ammiro il quartiere Libertà; lei che si pompa con frasi cazzute tipo "ogni giorno affronto il mio destino, ma non mi lascerò corrompere!", io che partecipo a involontarie ice bucket challenges sotto la doccia e nomino Gesù Cristo e la Madonna.
D'altronde, se lei è una Lady e io sono io, un motivo ci sarà.

The Lady esce dal suo grattacielo e subito scopriamo che, nonostante l'aria da dura e le frasi alla io-basto-a-me-stessa, la nostra La Signora fa parte di quella schiera di donne che ritiene ancora che la più sincera forma di complimento sia l'erezione maschile.
Circondata da manzi palestrati più o meno inquietanti - da notare la presenza di un tamarro sfregiato che la spia in modo tutt'altro che discreto accucciandosi dietro colonne e muretti come se partecipasse a una versione adulta di nascondino-, The Lady si fa scorrazzare in auto per fare essenzialmente il giro dell'isolato.
Notevole il breve dialogo col suo tamarro-autista:

"Devo vedere un amico al palazzo dei congressi, mi ci porti."
"Signora, per lei farei qualsiasi cosa"
"Il suo english humor non la lascia mai!"

Dopo un brevissimo tratto in auto fatto di sguardi spermatici del suddetto autista, The Lady scende e incontra il suo amico, che le dice immediatamente di amarla, ricevendo in risposta un "sei molto sexy, voglio tenerti nella mia vita". Che sia questa un'analogia col personaggio realmente esistente della stessa Lory, notoriamente attratta dai toy-boys?

Scopriamo subito che lo sfregiato non è l'unico stalker della Lady: infatti, in sella alla sua moto, ecco spuntare uno dei volti simbolo della mia adolescenza, ovvero l'ex tronista Costantino Vitagliano.

Ricordo i bei tempi in cui partecipai a una festa di compleanno il cui tema era "Costantino e Daniele": i loro unti corpi erano stampati sulle tovaglie, sui fazzoletti, su piattini e bicchieri e, ovviamente, sulla torta. Un paio di ragazze si presero a ceffoni e si tirarono i capelli per accaparrarsi la parte di ostia con la faccia di Costantino, snobbando quell'altro, come se mangiandolo avrebbero acquisito la loro forza vitale, un po' come gli indiani che bevevano dai crani dei loro nemici. Ma vabbe, sto divagando.

The Lady e il suo amico fanno quattro passi, lui la ferma e parte un altro dialogo pregno di senso:

Amico: Lona, hai dei viaggi in programma?
The Lady: Sì, Capri. Devo andare per seguire un servizio fotografico: una campagna di costumi da bagno. Poi mi fermo a Napoli per incontrare un nuovo cliente, e poi Parigi!
Amico: Lona, ma che cos'è l'amore per te?
The Lady: Frammenti di tante emozioni. Dai andiamo che faccio tardi

Cambio scena, ufficio.

Un improbabile servo cingalese annuncia un non meglio identificato "uomo" alla segretaria cozzala di Lona.
L'uomo misterioso entra: pantalone bianco, camicia aperta a mostrare il petto di pollo, capello stirato e mechato con annessi occhiali da sole specchiati modello saldatore.
Capiamo che i due sono fidanzati ("cosciotta mia, come ti desidero" dice lui in preda a un vento di erezioni) e li vediamo amoreggiare in ufficio, dimenandosi come talpe cieche a ritmo di un'adattissima samba di sottofondo.

Dopo quattro secondi netti di strusciamento, intuiamo il vero motivo della visita del trucidino: 
Trucidino "la signora c'è?"
Segretaria "no, è in viaggio"
Trucidino "ah ok, ci vediamo"
E sparisce nella notte.

Una successiva misteriosa telefonata tra la segretaria e la Lady ci fanno capire che c'è qualcosa di top secret nell'aria.

Proprio mentre penso che il mio cuore non può reggere altro mistero, ecco un'altra scena Madre:
Il trucidino esce e incontra un suo amico, che altro non è che un espediente narrativo per permettere al suddetto trucidino di svelare il suo piano malvagio nonché le sue reali intenzioni, in una specie di villain song senza song targata Del Santo:

"sono indaffarato, ma non più di tanto. Sto curando la mia fidanzata. [...] compiace i miei istinti animaleschi, diciamo. Ma ti faccio una confidenza: lei per me è solo un gioco, io voglio la sua boss, la Lady [...] e per inciso, non ho scrupoli."

I due si congedano.

The Lady torna a casa e trova Costantino - che qui si chiama Luc- che, senza troppi giri di parole, l'afferra e la scuote, accecato dalla gelosia.


"Voglio farti vedere cos'è un vero uomo, DEVO METTERTI IN RIGAAAA!"

Lona si tocca la guancia sensualmente, ad attenuare il dolore di uno schiaffo che non ha mai ricevuto.


"Talvolta nella vita, si paga di più per quello che non si è commesso"

Cambio scena, palestra.

Ormai abituati all'uso indiscriminato di personaggi secondari utilizzati come espedienti narrativi per raccontare cose che altrimenti avrebbero tolto pellicola a poppe, culo, tette e chiappe; assistiamo a un breve ma conciso racconto della background story di Lady ad opera di un pompatissimo personal trainer: 
"suo marito è scomparso nell'Oceano col suo aereo privato. Era ricco sfondato, però non hanno mai trovato il corpo! (chi dice che il misterioso marito scomparso tornerà inaspettatamente nelle prossime puntate alzi la mano) Tanti misteri la circondano, è una leggenda. Un passato top secret e un futuro molto complesso."


Inutile scena in cui a The Lady non prende il digitale terrestre

Segue telefonata tra Luc e Lona, in cui lui inizialmente gioca la carta del "fingiamo che ieri non sia successo nulla" esordendo con un "ciao amore!", ma subito dopo comprendiamo le dinamiche complesse che vigono all'interno di questa coppia:
lui non ha un lavoro, lei lo stravolge.
A lei piace flirtare con gli uomini, lui dovrebbe arrendersi e accettarlo.
Lei non lo tradirà mai, ma vuole sentirsi libera di troieggiare.

"tiri fuori la bestia che c'è in me" dirà, il povero Luc.

Inutile scena in cui gli autisti sognano un improbabile futuro da vips.

Cambio scena: immancabile terrazza con Lona e generico uomo d'affari che parlano appunto di affari:

"ho calcolato che con questa operazione possiamo guadagnare un'abnormità di soldi"
Fine del colloquio.

Cambio scena: le cosce incremate di Natalia Bush, che qui interpreta Charlotte, la best friend della Lady.

"che destino, mi innamoro sempre degli uomini sbagliati"
"ehhh allora deduco che per innamorarsi gli uomini deveno essere sbaliati!"
"AHAHAHAHAHAH! Hai un grande senso dello humor"

Ancora una volta, Lona, dimostra di non avere la minima idea di cosa sia lo humor.

Scena finale in cui i due autisti riflettono su quanto sia problematica la lovestory tra Lona e Luc e sottolineano il fatto che lei viva in un "grattascielo" tutto suo.

Fine prima puntata.







lunedì 3 marzo 2014

so meaning. much thoughts. WOW.

Sto per uscire a fare la pazzissima, ma prima dovrei cercare la megapietra per far evolvere Tyranitar (che per ora è ancora un Larvitar loffissimo che vorrei chiamare Godzilla ma non posso perché mi è stato scambiato, che frustrazione) MA! ci tenevo a scrivere un post oggi perché it's a very important day.

E NO, non è una ricorrenza legata ad altra gente che non sia io. Quindi, gioia, puoi anche far rallentare i battiti cardiaci e interrompere il filmone mentale che sicuramente ti sarà partito.

Niente, in effetti non c'è nulla che voglia condividere qui sul perché o il percome oggi sia un giorno importante.

Ho fatto un primo enorme passo verso qualcosa che non so dove mi porterà e che mi entusiasma e terrorizza molto at the same time.

Come posso concentrarmi su una cosa sola se ci sono mille cose bellissime da fare/provare?
Non voglio fare la fine delle "creative da social network" coi loro tristissimi mercatini su Facebook e Instagram dove trovi sì cose carine e fatte benissimo, ma che nessuno si compra.

Quindi, insomma, devo iniziare a muovere le chiappette e fare qualcosa di più. E oggi ho fatto un primo passo e quindi si festeggia.

Meh, vado a cercare la megapietra

domenica 2 marzo 2014

le mie paure irrazionali e con ogni probabilità immotivate

Probabilmente ne ho già parlato in qualche post precedente, ma mi scoccia andare a controllare e:
1) mi piacciono le liste
2) non riesco a dormire e parlare di cose che mi terrorizzano mi sembra appropriato

Detto ciò, LET'S START!


☻AGHI: non mi fa paura il dolore (obiettivamente, non fa malissimo), mi terrorizza l'idea di questo cosino minuscolo che s'infila sottopelle ARGH. E se poi si rompe e resta dentro e mi squarcia dall'interno? E se il tizio che mi sta facendo il prelievo (perché per fortuna è l'unico contesto in cui ho a che fare con questi strumenti del demonio) impazzisce e inizia a infilzarmi random? L'altro giorno ho scoperto per puro caso di avere delle siringhe in casa (cosa che credo sia abbastanza comune, vista la loro indubbia utilità. Dall'areosol all'eroina d'emergenza) e non ho dormito due notti di fila. Perché? Perché temevo che in qualche modo potessero uscire dalla scatola e infilzarmi. Gesù Cristo salvami.

 ☻GESU' CRISTO, appunto. Per fortuna, la mia famiglia non è bigotta nè cristiana nè cattolica nè apostolica. Tuttavia, come quasi tutti i bimbi itaggliani, ho dovuto subire il supplizio della messa del fanciullo per un paio d'anni "altrimenti Padre Marcellino (si chiamava davvero così, ndr) non ti fa fare la confessione/comunione". A me onestamente non me ne poteva fregar di meno, ma i miei volevano ciò e quindi come Garibaldi non potei far altro che obbedire al supremo volere. Le cose un po' mistiche e spirituali mi hanno sempre affascinata. Voglio dire, quasi tutti i bambini hanno un amico immaginario, e se mamma, papà e svariati tizi invasati ti dicono che effettivamente potresti avere un amico invisibile ma non totalmente immaginario e che se lo preghi e lo "accontenti" questo ti protegge ed esaudisce i tuoi desideri, la cosa diventa quasi carina e rassicurante. Ma, l'ambiente chiesa è tutt'altro che rassicurante. Ora non voglio addentrarmi nei perché e percome la chiesa è brutta, dio non esiste, sono atea e quindi porkoddiooooOOooo\1!!11!1!. Nope. Parlo proprio a livello estetico. Le chiese mettono ansia. Morti, sangue, martiri OVUNQUE. Ironia della sorte, il mio gruppo di catechismo sedeva sempre accanto a una statua gigante di Gesù in croce. Ora, io non so cosa stesse passando lo scultore nel momento in cui l'ha realizzata, ma sicuramente non stava vivendo il periodo più felice della sua vita. Estremamente realistica e dettagliata, questa statua-incubo presentava caratteristiche a dir poco agghiaccianti quali: brandelli di pelle/carne che pendevano dalle ferite, lividi/abrasioni/tagli/squarci OVUNQUE e fatti dannatamente bene (alcune ferite erano persino colorate in modo da sembrare infette); la corona di spine infilata talmente realisticamente nel cranio del poverino da farti sentire dolore e -il dettaglio che ricordo con più orrore- gli occhi BIANCHI, rovesciati all'indietro. Caro scultore, se mai leggerai questo post, VAFFANCULO. Inoltre, ad aumentare il mio livello di ansia -ma qui faccio un doveroso mea culpa - c'era la mia mai persa abitudine di fare tardi e quindi, per forza di cose, dovevo sedermi sull'angolo esterno della panca, esattamente SOTTO quella dannata scultura, a meno di un metro da quell'ammasso di sofferenza e splatter. Passavo l'ora della messa a fissare quel crocifisso, per controllare che non si muovesse e siccome ho sempre avuto una -fin troppo- fervida immaginazione, a volte mi sembrava di veder apparire le pupille che mi fissavano sbarrate. Ora inizierò a scrivere male perché mi sto effettivamente cacando sotto.
Come se non bastasse, un bel giorno, mio padre tornò a casa con un crocifisso di sughero (di quelli con appiccicato sopra un adesivo con raffigurato Gesù agonizzante). Beh, sebbene non fosse particolarmente splatter (aveva solo un rivolo di sangue che sgorgava dai chiodi e dalla corona e la faccia livida), quel coso mi terrorizzava. Anzi, mi ha terrorizzata per ANNI. I miei ebbero la geniale idea di appenderlo nella loro camera da letto, nella quale andavo spesso a giocare. Persi anche la malsana abitudine di saltare sul lettone e se, per un motivo X, ero costretta a stare in quella stanza, controllavo perennemente che quell coso non si muovesse. Ho avuto incubi su quel crocifisso per ANNI (qualcuno l'ho fatto anche in tempi piuttosto recenti) e il copione era sempre lo stesso: fissavo il crocifisso, Gesù iniziava a muoversi, distoglievo un attimo lo sguardo e non lo trovavo più e vivevo nell'angoscia di ritrovarmelo davanti. Quando abbiamo cambiato casa, i miei -non sapendo dove piazzare quella cacata- scelsero come luogo predestinato la bacheca che avevo montato di fronte alla mia scrivania. Altri anni di angoscia, finché non ho preso la situazione di petto e ho confessato -tra risate e sospetti di possessione demoniaca- di essere terrorizzata da quel crocifisso. Da allora è dove non posso vederlo.

☻ LE STATUE DELLA PROCESSIONE DEL VENERDI' SANTO (e tutte le statue/quadri di santi e madonne in generale). Se non sapete cosa sia il Venerdì Santo, googlate o fatevi bastare questo: statue enormi raffiguranti gli avvenimenti salienti delle ultime giornate di Gesù (io finirò all'inferno, lo so) con particolare enfasi sugli aspetti più cruenti della vicenda quali: flagellazione, crocifissione, madonna spettrale vestita a lutto e cose simili. Il tutto accompagnato da musicisti che suonano una roba di un'angoscia allucinante. A me queste cose terrorizzano. Ho fatto le peggiori figure di cacca. A volte ho cose molto simili ad attacchi di panico, è proprio una fobia. Credo che la cosa derivi dal fatto che quando ero piccola i miei mi costringevano a vederla perché a loro piace questa macabra tradizione che-in effetti- è molto folkloristica e particolare, ma io mi cacavo sotto. Come se non bastasse, mio padre mi prendeva sulle spalle per farmi "vedere meglio".
Ricordo che una volta, in prima media, la prof entra in classe tutta contenta dicendo che i 3 o 4 alunni più meritevoli avevano "vinto" la splendida occasione di vivere un'esperienza ipermegasupergiganonsicapiscechealtro in quel di Valenzano Vecchia (dove abitavo prima di trasferirmi in questo cesso che usiamo chiamare Bari). All'epoca ero una secchia, la tipica cocca della prof. Sempre ordinata, precisa, simpa, arguta ecc ecc, quindi ovviamente fui scelta, assieme alla mia cotta di allora (un ragazzino coi capelli rossi tutto skateboard e bici da cross che era anche il mio migliore amico ed era finito lì perché era un casinista e la prof voleva tenerselo buono) e un paio di altri "fortunatissimi". L'ambito premio era una mini-gita a casa di una coppia di vecchietti che ogni anno allestiva un presepe di dimensioni apocalittiche in casa loro. Era il periodo di Natale, quindi zona sicura. Non immaginavo minimamente quello che sarebbe successo. Entriamo in casa, i vecchietti ci fanno vedere i presepi vari e "siccome eravamo stati bravi" decidono di "premiarci" facendoci fare il tour completo della loro casa. Casa che ovviamente era tappezzata di quadri/santini/croci e madonnine varie. Ma il vero orrore lo scoprii entrando nella camera da letto, quando vidi ESATTAMENTE DAVANTI AL LETTO una statua a grandezza naturale di una madonna pallida, vestita di bianco e con occhi e capelli VERI nerissimi che teneva in braccio un Gesù bambino altrettanto bianco e con capelli e occhi altrettanto neri come la pece. Avete presente mamma e figlio di The Grudge? Ecco, uguali solo meno giapponesi. Cioè, questi dormono con quella cosa davanti. E la vecchietta ci dice tutta contenta che avevano fatto i salti mortali per avere quella madonna e che i capelli appartenevano a non so quale devota che aveva fatto nonsocosa, ero troppo presa a cagarmi sotto.
Tuttavia, il viaggio nella casa del terrore non era ancora finito. Andiamo in sala da pranzo, dove c'è quello che sembrava un grosso armadio coperto da una tenda di velluto color porpora. Il vecchietto spegne le luci, fa partire una musica angosciante, fa calare la tenda e... LA FLAGELLAZIONE. Quell'infame aveva una statua del Venerdì Santo IN SALA DA PRANZO. Cioè, gente sanguinante e sofferente in sala da pranzo. Mangi la pasta al forno e ti vedi quella roba. Ah, ho omesso che il tutto era illuminato da un faretto posizionato in basso. CREEPY AS FUCK.

☻ LA MADONNA NELLA DOCCIA e giuro, ho finito con le cose misticheggianti. Non ho traumi su questo (e vorrei ben dire!) ma mi mette ansia l'idea che un giorno possa accadere.

☻ PERSONE O COSE CHE ESCONO DALLA TAZZA DEL WATER: ho un rapporto piuttosto conflittuale col bagno di casa mia. Principalmente credo che la cosa sia dovuta al fatto che soffro d'insonnia e per qualche ragione a me ignota passo la maggior parte della notte a bere acqua e fare pipì. Boh, sarà la noia o troppi zuccheri nel sangue. Sta di fatto che una parte di me teme che dalla tazza possa uscire qualcosa.
Questo qualcosa cambia a seconda del periodo. Per anni è stato un animale (di solito serpenti ma più spesso ratti), poi la tipa di The Grudge (che ho paura anche di trovare negli armadi e in altri posti a caso. Quel film mi ha traumatizzata). Attualmente la cosa che secondo me dovrebbe uscire dal cesso in piena notte è un tizio (?) con la faccia enorme a forma di luna, tutto sfigurato e pieno di crateri.

☻SVEGLIARMI E VEDERE QUALCUNO CHE MI FISSA SORRIDENDO E INCLINANDO LA TESTA DA UN LATO: cioè. Immaginatevi sta cosa nera che si staglia nel buio. Occhi minuscoli o enormi che vi fissano e una bocca enorme piena di denti piccolizzimi e aguzzi che sorride e piano si inclina da un lato...perché è lì? Perché sorride? Da quanto tempo mi fissa?

☻COSE CON TANTI BUCHI GRANDI MOLTO RAVVICINATI TRA LORO: meh, dai, fatela la battuta sull'emmenthal. Fatta? BVAVI. No, non ho paura dell'emmenthal o di qualsiasi formaggio coi buchi (mi fanno solo schifo, odio i formaggi). Mi fanno paura le cose con tanti buchi grandi molto ravvicinati tra loro. Che siano pietre o pareti o boh, in effetti ho visto solo pietre e pareti così... mi danno di instabile, vecchio e di nascondiglio per bestie schifosissime tipo insetti o Gollum.

Bene, credo di aver finito. Ora, scusatemi, ma vado a mettermi lo scolapasta in testa, mi avvolgo nelle coperte tipo bruco e mi nascondo sotto la scrivania armata di mestolo