giovedì 6 febbraio 2014

cose stupide che pensavo + le avventure di Noemi Passione Espatrio

uno dei poteri magici che ogni classicista acquisisce durante i primi (solitamente due, poi insomma, siamo sotto al cielo) anni di ginnasio è la salvifica capacità di apprendere al volo i significati di paroloni ignoti ricorrendo all'etimologia. Essenzialmente, scomponi il parolone, ne riconosci la derivazione greca o latina, sfogli il tuo archivio mentale di versioni e pensi "uh, questa l'ho già sentita!" e puoi cavartela coi paroloni senza fare figure di cacca. Questo nella maggior parte dei casi.

Tuttavia, prima di acquisire questo potere, ero una ragazza molto fantasiosa e piena di vita. Per questo, attribuivo significati ad capocchiam -come dicevano gli antichi romani- a parole/modi di dire che non conoscevo, contribuendo alla creazione della realtà distorta e parallela nella quale ho vissuto per anni e che non ho mai del tutto abbandonato.

1) SESSO ORALE: scuole medie. Inizio a sentir parlare di "sesso orale" e a malapena ero cosciente del fatto che tra maschietti e femminucce ci fossero delle differenze anatomiche e soprattutto non avevo idea di come queste differenze fossero fondamentali ai fini della procreazione. E che volete, i miei non mi hanno mai voluto spiegare nulla, internet non lo usavo se non per guardare le foto dei Pokémon e dei Green Day. Siccome a casa mia il sesso era un tabù, non osavo chiedere ai miei cosa fosse il sesso orale (e per fortuna, direi), e non volendo fare la figura della cretina non osavo chiedere nemmeno ai miei amighi supercool. Fu così che elaborai una teoria: sesso orale= pomiciare. E fu così che, la sera in cui ricevetti il mio primo bacio, feci un giro di telefonate pazzesco ad amici e amiche dicendo di aver "perso la mia verginità orale". Telefonate che furono ovviamente sentite da mia madre che mi fece uno degli interrogatori più imbarazzanti della mia vita.

2) AFFINITA' ELETTIVE: primi anni di superiori. Ambiente un po' indie/radical chic. Mentre io andavo girando vestita di nero con cravatte improponibili perché "ero punk", le ragazze cool vestivano vintage e ascoltavano i Beatles, facevano foto con la Polaroid e fumavano con aria da vissute. E parlavano di affinità elettive. Stesso discorso del sesso orale: non sapevo, non volevo chiedere, inventavo. Nel mio mondo tutto speciale, quindi, le affinità elettive altro non erano che pareri affini in tempo di elezioni. Ovvero, "hei, hai sentito il discorso del candidato Giangianni?" "oddio, sì, quell'uomo è un'ispirazione, spero proprio che vinca le elezioni". C'è bisogno che dica che ho collezionato un'invidiabile serie di figure PESSIME?

3) FANTACALCIO: dalle elementari fino a poco meno di un anno fa. Sentivo i miei amici parlare di questo fantacalcio e non capivo cosa fosse. Onestamente non m'importava, ma li vedevo piuttosto presi e quindi la cosa mi incuriosiva. Siccome alle elementari non solo ero profondamente timida, ma venivo anche bullizzata pesantemente, non osavo mostrare segni di debolezza o ignoranza. Decisi quindi di non chiedere nulla ed elaborare una mia teoria sulla base dell'unica cosa che avevo colto dai chiacchiericci dei miei compagni, ovvero che nel fantacalcio dovevi essenzialmente formarti una squadra "ideale": decretai dunque che il fantacalcio consisteva nel mettere su un dream team formato non solo da calciatori propriamente detti, ma anche da supereroi, guerrieri, personaggi storici e chi più ne ha più ne metta. Della serie "metto Hulk in porta!" "io Eddie Guerrero in attacco...GOOOOOOAAAAL!".



*゚‘゚・.。.:* *.:。*゚’゚・.。.:* *.:。Noemi Passione Espatrio*゚ ゚̈*.。.:* *.:。*゚ ゚̈*.。.:*


Mi sembra doveroso spendere qualche riga per parlare dell'esodo che ho dovuto affrontare per ottenere il rilascio dell'agognato Passaporto. 
 
Il mistico Fotografo e il Segreto degli Illuminati: come ben saprete, uno degli step fondamentali nell'iter che bisogna affrontare per avere il Passaporto, è quello della fotografia, che però non può essere una foto X in cui sei carina e ammicchi, no. Nella foto del Passaporto DEVI fare schifo: niente trucco, capelli azzeccati dietro le orecchie, sguardo fisso e inespressivo, perfettamente centrato ed espressione neutra che non lasci trapelare nessun sentimento umano. Decido quindi, memore di passati errori, di evitare di farmi mezzora di coda, presentarmi con le foto fatte alle macchinette ed essere rimandata indietro perché "la foto non va bene" e rivolgermi a un fotografo (anche perché le uniche due macchinette che stanno dalle parti di casa mia rubano i soldi e basta. E se non lo fanno loro lo faranno gli eroinomani che ci vivono dentro). Fino a qualche tempo fa, avevo il mio fotografo di fiducia: un omaccione tedesco con annessa famiglia che per 22 anni di fototessere mi ha chiesto "tu non zembrare italianan, zei ber cazo tetesken?". Poi, da un giorno all'altro, il mio amicone della vita è sparito e ciò mi ha scombussolato l'esistenza. Inizio a girare alla ricerca di un fotografo che mi ispiri. Ne trovo uno davanti al quale passo da anni. Lo studio si trova all'interno del portone ed è segnalato solo da due bacheche in strada con dentro le classiche foto zampe (zampe=cozzale=tamarre=rozze=buzzurre) dei matrimoni più foto di concerti vari con artisti che oscillano da Lucio Dalla (bonanima) a Gigi D'Alessio. Citofono, mi piacciono le avventure.
Lo studio è al piano ammezzato, mi accoglie una signora alta e magra coi capelli ricci sparati e lo sguardo allucinato. Io per natura sono amicona, soprattutto coi commercianti. Di solito mi prendono in simpatia e mi fanno sconti, ma questa signora sembrava del tutto indifferente a qualsiasi mia sollecitazione, che fosse un sorriso o una battuta, alla quale rispondeva con dei nervosi "sisi" o "mh." ai quali avrei volentieri risposto a mia volta con un poderoso rutto, se solo fossi in grado di farne.
Arriva quello che presumo fosse il marito di quella mentecatta e mi fa la foto (che per decenza non condivido qua sopra dato che è oscena e dovrò ringraziare la madonna e tutti i santi se non mi arresteranno per abuso di stupefacenti in ogni aereoporto del mondo). Mentre aspettiamo che l'inchiostro asciughi, il fotografo mi chiede dove devo andare.
"In Giappone, resto un mese a fare volontariato a Kyoto"
(risparmio le risposte della mentecatta, immaginatevi un perenne "mhmhmhmh/sisi" di sottofondo. E quando dico perenne intendo dire PERENNE ai limiti dell'insopportabile)
Dopo un paio di domande di circostanza su clima/fuso orario/motivi che mi spingono ad andare fin lì, NON SO COME il tipo inizia a parlare della sua "vecchia e grossa macchina fotografica" chiedendomi se la volessi vedere. Parzialmente convinta che fosse una metafora sessuale e che parlasse del suo ding-dong e che nel giro di tre secondi la mentecatta avrebbe sbarrato la porta e che nel giro di qualche giorno sarei stata venduta a pezzi in Vietnam, emetto un titubante "sì". Effettivamente, quel brav'uomo mi mostra fiero una macchina fotografica d'epoca e attacca col pippone "eehhh ora si fa tutto per gioco! Mo tutti fotografi! Come i politici! Questi pensano che la politica è un gioco". Allorché mi viene in mente di rispondere "eh sì, come quel pagliaccio di Grillo e quei quattro imbecilli che gli vanno dietro" ma per fortuna la mia parte razionale interviene ricordandomi che i grillini sono ovunque come il cancro e che è meglio sparare luoghi comuni universalmente condivisi piuttosto che prendere una posizione. E infatti, poco dopo, parte l'encomio ai 5 Stelle e al loro magistrale operato affinché "le banche non impiantino i microchip nelle manine dei neonati" o "non si legalizzi il commercio della carne di cane". Inizio a dover combattere contro la voglia di ridere al pensiero di sto cristiano che legge e condivide gli articoli di Lercio prendendoli per veri e scandalizzandosi pure. Ma per fortuna ci sono i 5 Stelle a impedire tutto ciò! Poi, come se non stessi soffrendo abbastanza, parte con gli Illuminati e la Massoneria, 
la lobby delle banche, Monti che fa riunioni segrete su un barcone coi potenti del mondo e io che ormai sono sempre più convinta di trovarmi davanti ad Adam Kadmon e a un Bossari travestito da mentecatta. Grazie a iddio, mentre il Raz De Gan del quartiere murattiano mi spiegava concitato la simbologia massonica nascosta nel dollaro americano e mi raccomandava caldamente di "condividere queste informazioni con più gente possibile per una presa di coscienza perché queste cose che ti sto dicendo io non le sa nessuno!", costui riceve una provvidenziale telefonata e io ne approfitto per scappare nella notte.
Ah, ovviamente non ho ricevuto nessuno sconto.

PALMEPALMEPALME: altro step fondamentale è il pagamento di 40€ e passa di conto corrente postale. Era il periodo pensioni, quindi le Poste erano praticamente una succursale del reparto geriatria del Policlinico di Bari. Quaranta persone prima di me. Aspetto venti minuti (durante i quali iniziano a venirmi i capelli bianchi e i sintomi della menopausa) e decido di cambiare strategia e giocare sporco: a pochi isolati da casa mia, infatti, c'è PT Impresa, riservata alle genti importanti e cool (e anche agli umili amministratori di condominio, come mio padre) e soprattutto SENZA FILA. Di solito, lì, c'è sempre gente che conosco agli sportelli (dal momento che spesso sbrigo commissioni per conto di mio padre), ma stavolta c'era un tipo mai visto prima che infatti mi dice "cosa devi fare? Questi sportelli sono riservati a imprenditori ecc ecc" e io, con la faccia di chi pensa BITCH, PLEASE! gli spiego che ne sono perfettamente cosciente e che mio padre va sempre lì e lui fa "aaah okok, allora va bene. E' che non ti avevo mai vista prima!". E vabbè, faccio quel che devo fare e lui mi dice "ma sei la figlia di D'Alessandro?" e io - da un lato inquietata e dall'altro schifata dall'idea di somigliare a mio padre - gli dico di sì. Mentre vado via, mi saluta dicendo CIAO NOEMI. In mezzo millisecondo si succedono i seguenti pensieri nella mia testa: "come fa a sapere il mio nome? ci siamo già visti? Non è che legge nella testa? PALMEPALMEPALME" e vado via terrorizzata. In preda all'angoscia, chiamo mia madre e faccio "MAMMA ODDIO ALLE POSTE STA UNO CHE NON HO MAI VISTO E SAPEVA IL MIO NOME SENZA CHE GLI AVESSI DETTO NULLA E ALLORA HO PENSATO, NON E' CHE LEGGE NELLA TESTA? MA IO L'HO FREGATO PENSANDO ALLE PALME!". Mamma ascolta, sospira e dice "perché sei così?" e mi ricorda che pochi minuti prima avevo compilato il bollettino in sua presenza e che-ovviamente- ci avevo scritto sopra il mio nome e cognome aggiungendo un meritato "imbecille".
Poi sono andata in questura e ovviamente il sistema si era impallato e sono dovuta ritornarci il giorno dopo.

lunedì 3 febbraio 2014

discorso all'umanità

Ogni volta che interrompo i miei lunghi periodi di astinenza dalla homepage di Facebook, dai blog che seguo e da siti vari ed eventuali, i motivi della mia latitanza mi travolgono tutti insieme in una disarmante ondata di tristesse e sentimenti che oscillano dall'incredulità al più sincero disgusto.

Gente. Amici. Umanità intera: se a malapena padroneggiate l'italiano, PER L'AMOR DEL CIELO, evitate di collezionare figure color pupù coi vostri stati/post in inglese.
Davvero, è imbarazzante


venerdì 17 gennaio 2014

animalati e (in)attivisti

L'altro giorno dovevo studiare per un esame, quindi avevo molto tempo libero.
Dopo aver mangiato quelle 7-8 barrette kinder per alleviare i sensi di colpa e dopo aver mentalmente brevettato l'invenzione del secolo (ovvero la cioccolata spalmabile bigusto Kinder), mi sono dedicata al magico mondo dell'etere e del www.
Chi mi conosce, sa che amo crogiolarmi nell'altrui disagio che spesso e volentieri si materializza (anzi, digitalizza) in fenomeni di fanatismo degno dei peggiori Ultras e che nella maggior parte dei casi sfocia nel bullismo più gretto.
Sì, perché on the internet nobody knows you're a dog.
Siamo un nome, forse un cognome (veri? nossacc), una foto (nostra, di gente random, di animali, cartoni animati o cose intellettuali che non posso capire perché non sono mai stata a Montmartre) e qualche riga nella quale dobbiamo racchiudere tutto il nostro scoppiettante essere.
E questo è uno.
Diciamo che questa caratteristica accomuna tutto il mondo del web. Nessuno escluso. Conosco gente che tiene più al suo profilo FB che a se stesso. Gente che ha mandato all'aria amicizie e rapporti che duravano anni solo perché la sua "immagine da social network" si sarebbe rovinata.
PLS.
Da questo ceppo centrale, solitamente gli utenti del web si diramano in due direzioni: i già accennati Ultras e i cinici ad ogni costo (quelli che devono fare i dissacranti e i saccenti anche -e soprattutto- quando non è necessario o richiesto).
Onestamente non so decidere quale delle due categorie mi passeggi baldanzosa sui miei metaforici testicoli, ma data una serie di sfortunati eventi che ahimè mi toccano da MOLTO vicino, stanotte ho deciso di impiegare parte del tempo che la mia insonnia toglie al riposo parlando degli Ultras. Di una categoria in particolare, quella che mi fa più incazzare: gli animalati.
Sì perché alla fine gli Ultras da fandom non fanno male a nessuno. Si paraculano fra loro, si minacciano di morte; passano le loro giornate a scrivere fanfiction con trame sul porno andante con protagonisti gli One Direction e Justin Bieber, ma alla fine non fanno male a nessuno. Non pretendono di salvare il mondo. Loro "si fanno salvare dagli idoli" e vabeh, fa parte dell'adolescenza e della crescita e stronzatine varie. Sono irritanti e imbecilli, ma alla fine sticazzi. Diventeranno grandi e si pentiranno della maggior parte delle loro azioni o semplicemente finiranno per dimenticarsene.

Gli animalati no. Loro sono il cancro della società.
Premetto che sono una brava persona: amo gli animali, ho un cane per il quale darei la vita (e no, non lo dico esagerando); mangio carne con -forse fin troppa- moderazione (1-2 volte al mese. Strano a dirsi, ma preferisco la soya); sto attenta ai prodotti che acquisto (che siano vegani e/o cruelty free). Insomma, piccoli accorgimenti. Ma da qui a definirmi "animalista" ce ne passa di acqua sotto i ponti. Lo ammetto, potrei fare di più, sono una persona pigra ed egoisticamente ho altre priorità. Nel mio piccolo, faccio quel che posso.
Detto questo, il problema degli animalati ha iniziato a presentarsi come tale ai miei occhi solo in tempi piuttosto recenti, nonostante mi sia ritrovata molte volte dinnanzi ai tipici commenti da "folla armata di torce e forconi" che caratterizzano questi personaggi. Diciamo che prima non ci facevo caso. Leggevo queste cose  e pensavo, ingenua, che era bello che nel mondo ci fossero persone così infervorate da sani principi e che sicuramente "gente così farà davvero molto per gli animali". Esatto, FARA'.
So di non essere ancora laureata in Lettere, ma 5 anni di elementari, 3 di medie, 5 di liceo classico e 3 di università credo siano sufficienti a darmi una certa sicurezza di fondo quando affermo che tra "commentare" e "fare" ci sono una serie di piccole grandi differenze (a partire dal numero di lettere che compongono i due verbi) che probabilmente è anche superfluo elencare.
Quando ho preso atto di questa cosa, quando mi sono resa conto che esiste gente che non si fa problemi a sbandierare ai quattro venti il fatto di essere animalista convinto quando la sola cosa che fa è rinunciare al filetto e alle braciole, allora mi sono girate le bobine.
Ma tornando a quel famoso giorno in cui ero sotto esame e dopo essermi sbronzata di Kinder ho deciso di farmi del male navigando nell'altrui disagio. Mi imbatto per caso nella storia di Caterina, una ragazza colpita da -se non erro- 4 malattie genetiche gravi e che vive -tra mille sacrifici e sofferenze- "grazie" ai farmaci ottenuti con la sperimentazione animale. La storia è stata detta mille e mille volte, quindi evito di ripeterla. Ne ha parlato persino Barbara D'Urso, quindi alzo le mani dinnanzi a cotanta superiorità giornalistica. In sintesi, questa sventurata ragazza ha avuto la malsana idea di postare una foto di se stessa con la mascherina che le permette di respirare e un cartello in cui si dichiarava favorevole alla sperimentazione animale. Ovviamente questo affronto terribilissimo ha risvegliato negli animi dei tantissimi animalisti italiani che prontamente hanno augurato ogni genere di disgrazia alla povera Caterina, affermando che la vita di una cavia da laboratorio vale più della sua, che è un'assassina, un burattino nelle mani delle lobby (Adam Kadmon ha rovinato una generazione), e blablabla.

Io non sono un medico, non studio medicina. Diciamo che sono una persona comune animata dal buonsenso.
Non mi dilungherò in discorsi scientifici (non ne sono in grado e non è questo lo scopo del mio blog); nè morali.
Mi limiterò ad alcuni sillogismi elementari e a qualche assioma da bar.

Nessun ricercatore si diverte a seviziare gli animali.
A nessuno piace l'idea di dover far soffrire o uccidere una cavia.
A chiunque farebbe schifo e pietà vedere un maiale squartato per farci il prosciutto San Daniele, solo che alcuni decidono di farne a meno per "pulirsi la coscienza" e non sentirsi responsabile di quello che accade nei macelli, altri se ne sbattono ma non per questo sono cattive persone. Nessuno salva nessuno e nessuno deve sentirsi migliore di nessun altro se decide di non mangiare carne. Sei vegetariano/vegano? BENE, rispetto la tua scelta ma tieni presente che NON fare qualcosa non significa necessariamente impedirne un'altra. I macelli continueranno a esistere, per intenderci. Al massimo -qualora i cali di vendita dovessero essere così consistenti da determinare un cambiamento significativo all'interno delle logiche di mercato e dunque dovesse arrivare un signore X in un macello Y e dire "ehi, guarda che qui si vende carne solo per 50 persone invece di 100, quindi ammazza solo 25 mucche invece di 50", le restanti 50 mucche non verrebbero di certo liberate nei pascoli, nè tantomeno si presenterebbero nelle case dei vegani a leccargli la faccia e dir loro "MUUUUU GRAZIE". Semplicemmente quelle mucche non esisterebbero, perché non verrebbero allevate. Quindi, tra carne invenduta e andata in putrefazionee perché non acquistata e capi di bestiame mai allevati e quindi mai nati, quante mucche sono state salvate? Non sono un genio in matematica, ma mi pare che il numero sia molto prossimo allo 0. Battetevi affinché si migliorino le condizioni dei macelli e degli allevamenti, piuttosto. E siccome l'argomento è delicato, faccio di nuovo una precisazione: va bene essere vegetariani, vegani, fruttariani o nutrirsi solo di humus. Non sto dicendo che siete tutti dei rincoglioniti. Io stessa ho detto qualche riga fa di nutrirmi di carne sì e no due volte al mese, ma di questa cosa non ne faccio un vanto nè tantomeno millanto una presunta superiorità nei confronti dei "carnivori" perché IO SALVO GLI ANIMALI. Io non salvo nessuno, esattamente come un vegano.
Gli animali domestici vanno curati e nutriti. Lasciamo stare il caso (da denuncia) di chi impone la propria scelta vegana ad animali che purtroppo non possono manifestare la propria volontà. Il cibo e i medicinali per gli animali domestici vengono testati. O pensate che l'odore di pino selvatico della sabbiolina della lettiera del vostro gatto venga dal nulla?
Conosco -purtroppo- un numero consistente di gente che si proclama paladina degli animali e tiene/tratta il proprio animale domestico in modi allucinanti che andrebbero denunciati alla protezione animali.
Condividere link di bestie storpiate tutto il giorno, non aiuterà le suddette.
TUTTI i farmaci che ingurgitate o che avete ingurgitato nella vostra vita sono stati testati. TUTTI, non solo quelli di Caterina. Anche l'aulin per i vostri mal di testa; l'imodium per le vostre cacarelle o la pillola anticoncezionale per evitare che proliferiate (cosa, a questo punto, buona e giusta) sono state testate.
Anche i trucchi sono stati testati.
Anche la tinta arancione della Brambilla è stata testata.
Anche i materiali con cui sono fatti i pc e i cellulari dai quali scrivete le vostre scempiaggini sono stati testati.
L'uomo è superiore agli animali. Alt, non sto dicendo che l'uomo abbia più dignità o più diritto a vivere calpestando le altre specie. Sto parlando di intelletto, dato che esiste gente che afferma in tutta sicurezza che tra un uomo e un topo non ci sono differenze. Bene, quando è stata l'ultima volta che un topo ha inventato qualcosa? L'ultimo congresso di scimmie? L'ultima elezione democratica di rinoceronti? Gli animali sono creature bellissime e sicuramente straordinarie e di innegabile intelligenza, ma l'uomo è decisamente superiore. L'uomo inventa, scopre, immagina, crea. L'uomo è un animale, e così come il leone per il bene della sua specie divora la gazzella, l'uomo deve fare il bene della sua specie a costo di sacrificare altri animali, esattamente come fanno gli animali stessi.
Boicottate i circhi, non acquistate pellicce. Queste sono VERE crudeltà. Queste sono cose delle quali il mondo può benissimo fare a meno.
Rispetto mille volte di più un tizio X che mangia carne ogni giorno ma fa volontariato in un canile, piuttosto che un tizio Y vegano da vent'anni che oltre a rinunciare alla fiorentina e a condividere foto di cani morti non fa altro. E' comodo fare gli attivisti da tastiera, sentirsi in pace col mondo e con la propria coscienza solo per aver firmato qualche petizione online e per aver augurato le peggiori disgrazie ai giapponesi perché uccidono Flipper e le balene o ai vietnamiti che sparano agli orsi per raccoglierne la bile per i loro unguenti. A pochi km da te ci sono sicuramente tanti cani che hanno bisogno di coperte e di croccantini. Schioda il culo dalla sedia e fai qualcosa di VERAMENTE utile.
Sarà piacevolmente bello scoprire che le feste di un cane che passa la sua vita in una gabbia lercia sono molto più appaganti di qualche "mi piace" su Facebook.

Buona fortuna,

un post in cui mi scuso

Impiego questi sempre più rari minuti liberi della mia vita per chiedere scusa a tutti.
Volevo chiedervi perdono, fare appello alla vostra magnanimità. Vi prego, passateci sopra. Facciamo finta che non sia successo nulla e torniamo amici come prima, ok?
Non è colpa mia se il font di questo blog è il COMIC SANS. Giuro. Io avevo scelto altro.


Davvero, non so dove nascondere la faccia.
Scusatemi.

venerdì 27 dicembre 2013

I blame Disney! aka: cartoni animati che hanno irrimediabilmentedeviato il mio gusto in fatto di uomini


Chi di noi civettuole nate negli anni '90 non ha mai sognato di ballare il valzer col principe Filippo? O di passare l'arricciaspiccia tra la chioma fluente di Eric? O di sbirciare sotto il perizoma di Tarzan per poi scivolare sui tronchi degli alberi della giungla, per la gioia dei nostri piedi?
O di essere svegliate dal bacio del principe azzurro?
O di volare sul tappeto volante con Alì Ababua?
O di vivere nell'Isola Che Non C'è con Peter Pan?

Not me.

Io non colpevolizzo la Disney per avermi intofato il cervello con aspettative troppo alte sugli uomini. Io la incolpo per avermi dato aspettative troppo basse.
Sì perché a me Filippo, Eric, Peter Pan o Febo davano fastidio e basta. Ok, siete carini, ricchi e gnocchi, ma poi? Non voglio passare l'esistenza a ballare il valzer o a farmi salvare dalle streghe e dalle loro mele avariate. Quindi grazie, ma rinuncio all'offerta e vado a vanti.
Io ero innamorata degli outsider. Persone o animali che fossero.

Perché vivere una storia tranquilla con una persona normale e innamorata perdutamente di me quando posso passare splendide giornate di ansia con persone turbate e instabili e annaspare cercando di non annegare nei loro flussi (mestruali e di coscienza) come se non avessi anche i cavolini miei a cui badare?
Ed ecco dunque una lista (amo le liste!) di alcuni dei cartoni animati -e probabilmente anche un paio di film- che hanno irrimediabilmente distorto la mia visione dell'amore e della vita, plasmando i miei gusti in fatto di uomini su un modello che oscilla dal disadattato al grottesco, possibilmente con un passato difficile alle spalle e una bella voce con la quale cantare il suo Disagio.

Il Gobbo Di Notre Dame

Ero innamorata di Quasimodo. E questa cosa me la sono portata dietro per anni. Mi piaceva l'occhio abbottato, l'unico dentone sporgente, la gobba, le braccia pelose. E la voce di Massimo Ranieri, probabilmente. Come dice il tizio di Malattie Imbarazzanti su RealTime: "la bellezza è frutto di una serie di imperfezioni strategiche". Il fatto che in questo caso si tratti di una catastrofe è un mero dettaglio.
Quasimodo era un "tipo".
Mentre Febo era il classico belloccio noioso (e stronzo, se vogliamo mettere in mezzo anche il libro di Hugo), Quasimodo aveva molti interessi: dipingeva, faceva modellismo, parlava con le statue, allevava piccioni, suonava le campane e cantava divinamente. Poi era romantico, avrebbe dato la vita per una donna che nemmeno lo amava. Come non struggersi per una persona così adorabile?
Avrei preferito passare un'ora con lui a giocare col suo modellino di Parigi piuttosto che mille notti di baci (ero piccolina!) dati a quell'imbecille di Febo (che per di più è anche biondo quindi OUT).
 A Quasimodo devo la mia passione per i grotteschi, per chi non è "convenzionalmente bello". I bruttini interessanti (che spesso nella vita reale sono bruttini e basta). Quello col naso storto, un po' di pancia e l'aria da becchino*, per intenderci.

Il Re Leone II - Il Regno di Simba


L'unico sequel che mi sia mai piaciuto nella storia dei merdosissimi sequel Disney.
Kovu. Il leoncino frutto di una scappatella di Scar con Zira.
Sì, lo so, stiamo parlando di animali e non di persone. La zoofilia è sbagliata, immorale, oscena e blabla, ma teniamo presente che ero una bambina e vedevo l'amore come affinità di anime e caratteri, non altro. OMG SO DEEP.
Kovu è scuro e tenebroso (e ha una cicatrice, quindi tanto amore per lui), cresce nell'odio nei confronti di Simba e della famiglia reale, che ha cacciato lui e sua madre dalle Terre del Branco.
Insomma, un rivoluzionario che tenta un colpo di Stato.
Prevedibilmente, Kovu finirà con l'innamorarsi di Kiara, la svampitella figlia di Simba in piena crisi adolescenziale.
A Kovu devo la maggior parte delle mie cotte pre/post/adolescenziali per disadattati e attivisti CheGuevara-wannabe che si sono parati sulla mia strada durante la mia giovinezza fatta di manifestazioni e riunioni del Collettivo.
Un giorno sarò la Kiara di qualcuno e darò vita al mio branco di disagiati cantando L'AMOREEEEE TROVERA' LA VIAAAA! NON MI PERDERO', CON TEEEE MI SENTIRO' A CAAAASA MIAAA!



  Lilli e Il Vagabondo


Biagio. Altro animale, stessa premessa di sopra.
Più o meno stessa storia: lui cresciuto per strada, disilluso e cinico si innamora della borghesotta e mette la testa a posto.
Essendo un cartone animato più vecchio degli altri, ho avuto la tremenda epifania sul danno che Biagio ha arrecato alla mia già compromessa psiche solo qualche giorno fa, rivedendo Lilli e Il Vagabondo su Rai Uno durante la tradizionale carrellata di classici Disney di natale.
Il danno può riassumersi in questo scambio di battute:
*Lilli racconta a Biagio di come Tesoro e Gianni Caro siano cambiati da quando sono diventati genitori*
Biagio: "ecco cosa succede a legarsi a una famiglia"
Lilli: "perché, tu non hai una famiglia?"
Biagio: "certo, una diversa ogni giorno della settimana. L'importante è che nessuna abbia me".
BOOM.
Grazie Disney, grazie davvero.
(Afammocc.)


The Nightmare Before Xmas


Jack Skeletron. Un "principe" -anzi, Re- decisamente poco convenzionale che è un po' la summa di tutte le mie devianze:
tormentato, incompleto, grottesco (*Tim Burton è uno dei motivi principali per cui non resisto al fascino del "becchino"), con smanie di grandezza, un ego spropositato e una gran voglia di partire.
Questo è uno dei personaggi che ha influenzato in primo luogo me, e di conseguenza i miei gusti in fatto di uomini. Avete presente quel perenne senso di insoddisfazione del quale siete convinti di potervi liberare solo e soltanto migrando? Ecco, here I am. E per qualche perversa ragione, sono attratta dai miei simili.
A Jack devo la mia autolesionistica tendenza a invaghirmi di chi ha mire espansionistiche in altri paesi/nazioni/continenti/emisferi/sistemi solari. Mi piace chi ha un obiettivo (che espone cantando) e fa di tutto per perseguirlo, a prescindere dal resto.
Forse per questo non ho mai amato particolarmente il personaggio di Sally, la bambola di pezza che aspetta il ritorno del suo amato -che di lei beatamente se ne infischia-, mentre tenta di ricucire i pezzi di se stessa al chiaro di Luna.

Edward Scissorhands

E qui chiudo con i film di Burton (e coi film in generale), altrimenti non la finisco più.
Passato tormentato? Check.
Caratteri fisici grotteschi? Double check.
Aspetto da becchino malnutrito e insonne? Motherfuckin check.
Animo introverso ma creativo/artistico? Cheeeck.
Cicatrici? CHECK. Amo le cicatrici.
Come Quasimodo, Edward ha problemi di natura fisica che lo rendono unico e spaventoso. Mi piace perché risulta "cattivo" e pericoloso a chi non lo conosce, ma in realtà è dolce e tenero e tutte quelle cose che fanno andare in brodo di giuggiole le scemine come me.
Certo, probabilmente non mi sceglierei mai un ragazzo con delle forbici al posto delle dita (if you know what I mean), ma se ha il volto di un giovine e impacciato Johnny Depp potrei anche passarci sopra.


Tirando le somme, posso affermare che l'essermi lobotomizzata con questi film quando ero bambina ha contribuito enormemente a plasmare il mio caratteristico pessimo gusto in fatto di uomini.
Almeno posso dire con fierezza di non far parte della schiera di oche che perdono la testa per il classico stronzo che "le tratta male perché le ama".
Io la perdo per i bruttimainteressanti, gli psicolabili, i disagiati e i sociopatici.
Magra consolatione.



PS: se sei un mio ex (o attuale) fidanzato/partner sessuale/amante/flirt o whatever, SORRY.

lunedì 23 dicembre 2013

merri crismas end eppi niu iear ye let it snou w maraia cherei oll ai uont for crismas is iu

Siccome ho una mezzoretta libera che volendo potrei impiegare per studiare, decido che ho voglia di scrivere un post natalizio per sopperire alla mancanza di aria di Natale che si respira a casa mia.
A testimonianza di ciò, allego una fotografia dell'unico "pezzo di Natale" presente nella mia abitazione, ovvero una palla di polistirolo ricoperta presumibilmente da alluminio e assolutamente priva di contesto. Ha pure il filo rotto, quindi non posso manco fare la mossa e appenderla da qualche parte.



Non che il non avere l'alberello luccicoso in casa mi deprima eh, anzi. Chi mi conosce sa bene quanto odi il natale e le affini feste e quanto io possa diventare insopportabile in questo periodo -periodo che generalmente si protrae da metà ottobre a fine marzo-. MA questo non sarà un post in cui dirò che W il Grinch, il Natale è ipocrisia, abbasso le cene coi parenti e blahblah blah e il consumismo e blah l'inquinamento e blah magari vi si cioncano le mani mentre fate esplodere i vostri petardi maledetti e blah non si abbandonano i cuccioli e blah.

Per una volta voglio nuotare controcorrente e risalire le cascate come fanno i salmoni, sperando di non finire tra le fauci di un grizzly.
Voglio quindi raccontare due storielle natalizie perché mi scoccia studiare geografia.

Number One: La Nonna e YouTube

Non ho mai avuto un gran rapporto con mia nonna -come coi miei parenti in generale-. Mi sono sempre limitata a una convivenza pacifica con una punta in più di rispetto "ché è una persona anziana". Sono lontana anni luce dalla tendenza generale per la quale la maggior parte della gente che conosco ama alla follia i propri nonni. Io le mie le vedevo sì e no due volte l'anno durante le feste comandate.
E fu infatti durante un Natale di almeno cinque anni fa che mia nonna materna venne a casa per il cenone.
Era il periodo in cui avevo iniziato a smanettare su internet e avevo scoperto YouTube.
Ricordo che ero in camera mia e stavo appunto vedendo video di chissà quale gruppo rokkettaro/glam/punkettone quando entrò mia nonna chiedendomi cosa stessi facendo.
Come ogni smanettona che si rispetti, odiavo - e odio ancora oggi- essere interrotta mentre leggo/faccio/guardo/ascolto qualcosa al pc. Però, per la nota legge "è una persona anziana, sii rispettosa e gentile" le spiegai brevemente cosa fossero internet e YouTube dicendole che essenzialmente poteva vedere tutti i video del mondo.
"Anche della mia epoca?" mi chiese.
Le dissi che era probabile e lei mi disse "allora voglio vedere Vola Colomba di Nilla Pizzi".
Trovai il video e lo feci partire.
Non dimenticherò mai l'espressione sul volto di mia nonna: l'espressione di chi si meraviglia di qualcosa sebbene non la capisca appieno. Guardava e canticchiava con gli occhi lucidi e chissà cosa le passava per la mente in quel momento.
Non ho molti ricordi di mia nonna, abbiamo passato pochissimo tempo insieme, ma questa è una delle poche cose di lei che ricordo e ricorderò per sempre.
A parte quella volta in cui mi gastemò perché le ruppi una tenda quando ero piccola, ma vabbè.

Number Two: Siri

Era l'anno scorso, sempre verso Natale. Ero in macchina con i miei, stavamo gioiosamente sfrecciando sulla statale semideserta. Quando sono in auto, divento narcolettica e dormo. E quel giorno in effetti stavo dormendo, quando mia mamma mi svegliò dicendo "iiiihhh Noemi guarda! Un cagnolino!". Mi alzai di scatto e vidi un cagnolino nero che camminava a casaccio in mezzo alla strada. Subito tentai di aprire lo sportello della macchina per uscire a prenderlo (volevo uscire con la macchina in corsa, manco Action Man) ma fui bloccata dalle urla simultanee dei miei che cercavano di convincermi che "sarà il cane di qualche pastore"; "ci sarà la sua mamma da qualche parte" e -la migliore- "STA NEL SUO HABITAT".
Il suo habitat.
Il cane era sulla statale, ricordiamolo.
Vabbè, dopo svariati minuti di me che cercavo di lanciarmi dall'auto in corsa e i miei che mi urlavano che sarei stata investita, riesco miracolosamente a convincerli a fermarsi e a farmi scendere.
Faccio slalom tra le altre auto beccandomi una sfilza di KITTEMMURT (probabilmente anche legittimi) e finalmente raggiungo il cagnolino che, terrorizzato, scappava di qua e di là.
Piano piano riesco ad avvicinarlo, poi ad accarezzarlo e alla fine riesco a prenderlo in braccio e a portarlo in macchina. Aveva il collare ed era terrorizzato. Mi si accuccia sulle gambe e dopo un adorabile sospirino si addormenta, sfinito.
Lo portiamo a casa (per la felicità di Mimì, il mio cane, che non ha fatto altro che ringhiargli contro e tentare di azzannarlo) e gli diamo da mangiare e bere e scopriamo che è una femminuccia. Decido di chiamarla Siri -sì, come la voce dell'iPhone-.
Iniziamo a mettere annunci ovunque, nel tentativo di ritrovare il padrone della piccola Siri alla quale nel frattempo ci stavamo tutti affezionando. Finalmente, dopo tre giorni in cui ho temporaneamente realizzato il mio sogno di avere due cani, per una serie di coincidenze assurde, troviamo la famiglia di Siri.
Tra lacrime di gioia e mia madre che mi tirava discrete gomitate dicendomi "magari ti stavi zitta, la potevamo tenere noi", scopriamo che la cagnolina è scappata per via dei petardi durante una passeggiata a circa quattro chilometri da dove l'avevo raccolta e che il suo vero nome era Noemi. Esatto, Noemi. Come me. Come io.


Bene, ora asciugatevi le lagrime e buon natale.